Giorni fa sono stato colpito da questo video che ho trovato in rete (vi invito a prendervi 18 minuti e a seguirlo perchè è davvero coinvolgente).

L’intervistato è Simon Sinek e parla della generazione dei “Millennials”.
Ci sono già troppi nomi sconosciuti in queste frase: Simon Sinek è un esperto di motivazione e di marketing (autore di libri e consulente di grandi aziende per entrambi gli argomenti); i Millennials sono le persone nate (per convenzione) dopo il 1984 (quelli, appunto, nati attorno all’anno 2000).
Nella sua esperienza di consulente descrive questi ragazzi (dal punto di vista di chi li assume, li segue e li motiva sul lavoro) così: “Vogliono un lavoro che abbia uno scopo. Giusto. Vogliono lasciare il segno, qualsiasi cosa significhi. Per qualche ragione però, i Millennials non sono comunque felici“.
Ha cercato di capire il perchè e, nella sua argomentazione, lo descrive come caratterizzato da 4 fattori:

  1. genitori
  2. tecnologia
  3. impazienza
  4. ambiente.

Per quanto riguarda i genitori porta in evidenza il fatto che, ai ragazzi in questione, la generazione precedente ha fatto di capire di poter essere quel che voleva, di poter avere ciò che voleva, di poter arrivare dove voleva solo volendolo. E il merito?
Quando arrivano nel mondo del lavoro scoprono che non sono speciali! E l’autostima ne risente. Molto.

Il secondo punto è il rapporto con la tecnologia. E la paragona a tutte le altre dipendenze, mettendo in risalto il ruolo della dopamina: un neurotrasmettitore che porta segnali di “soddisfazione, sollievo, felicità” (parole mie, non esatte: mi scuseranno i neuroscienziati); questi messaggi sono gli stessi che vengono rilasciati nel cervello quando fumiamo, beviamo e scommettiamo.
“(…)accesso ad un intorpidimento che crea dipendenza!”
“(…) troppi ragazzi non sanno creare relazioni profonde e significative. (…) si rivolgono a dispositivi che forniscono un sollievo temporaneo“.

Il terzo punto è la pazienza. L’impazienza.
Tutto ciò che puoi avere lo puoi avere istantaneamente! Tranne… il lavoro e le relazioni! Quelli richiedono processi lenti.”
La fiducia in sè, la gioia, l’amore richiedono tempo. E cadute. E la capacità di rialzarsi. Più volte.

L’ultimo punto è l’ambiente.
Alle aziende, al mondo interessano più i numeri delle persone.
E non li aiutano a trovarsi, a scoprirsi, ad essere soddisfatte. Per niente.

Perchè mi è piaciuto questo video?
Non sono una persona che lavora nel mondo del lavoro, come Simon Sinek.
Perchè credo che questi problemi (specialmente l’impazienza e l’abuso della tecnologia) stanno cambiando i cervelli, le relazioni (anche con sè stesso: è questo che la dipendenza fa, tra le altre cose) e le emozioni di molte persone nate anche prima del 1984. Ben prima.

E se non iniziamo davvero a riflettere seriamente sul nostro presente avremo un futuro (quindi dei presenti che ancora non conosciamo) con gravi difficoltà generali: di relazioni, di emozioni, di pensieri.
Depressioni, ansia, panico e altre patologie sono in aumento da ben prima che si affacciassero i social media nel mondo odierno.

Come dice Simon Sinek: i social media non sono un problema. Il problema è il l’equilibrio.

Come mi aveva detto un’amica, un decennio fa, a Bali:
“Luke, the key is balance”.

 

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- Luca Leoncini

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