Il Picasso dentro di noi.

  • Il Picasso dentro di noi.

Giorni fa mi è capitato di visitare il Museo di Picasso a Malaga.
Sono rimasto molto affascinato dal quadro che riporto nell’immagine.

Ammaliato è, forse, il termine adatto.

Non ero colpito, impressionato, straziato, o altre emozioni molto intense. (O forse, anche, si: tutto assieme).

Perchè mi ha così tanto rapito?

(Sono quanto di più lontano possa esistere da un teorico dell’arte, quindi riporto le mie impressioni intime.)

Credo sia l’esperienza sfuggevole di ogni tipo di percezione definitiva.
Dovunque si guardi, il volto della donna suscita emozioni diverse, perchè diverso è l’occhio di chi l’ha guardata dipingendola.

Capelli morbidi e di colori diversi, viso scomposto, in parte di profilo in parte di fronte, occhi che guardano il mondo con uno sguardo ed un’emozione diversa l’uno dall’altro, colori tra tonalità di blu e altre più chiare.

Fin qui la mia percezione soggettiva del volto: spiazzata e ben disposta allo stesso tempo.

Finchè nell’audioguida veniva riportata una frase di Picasso che sosteneva che il compito dell’artista era di portare le persone a vedere ciò che loro non possono vedere: il fatto che un oggetto, qualsiasi oggetto, è contemporaneamente vero in maniera diversa.
Come direbbe una mia amica, che la verità è contraddizione.

Quanto siamo in grado di tenere dentro di noi la contradditorietà, la complessità, la multisfaccettatura di ciò che incontriamo nel mondo?
O quanto piuttosto, per i nostri limiti umani, ci troviamo continuamente nella tentazione o nell’atto di catalogare gli oggetti in buoni vs cattivi, limitando la prospettiva visuale ad un solo angolo.

Quanto siamo in grado di essere noi, nei confronti della realtà, dei Picasso dell’esperienza?

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- Luca Leoncini

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