Il contatto

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Il Contatto, sottolinea lo psicologo americano Stephen Thayer, non solo è la forma di comunicazione più primitiva, ma anche la più intensa e immediata; dall’altro lato, è anche il modo di comunicare in cui siamo più cauti, timidi e circospetti e dove abbiamo più pudori e ritrosie. Sono evidenti differenze culturali notevoli (tra Nord e Sud Italia, tra Nord e Sud Europa, tra società – sempre a nostro avviso, naturalmente – “Civilizzate” e “Primitive” ) nel modo di vivere questa esperienza psico-sensoriale.

ll contatto è, in effetti, un’esperienza globale che si sviluppa nell’interazione reciproca tra due persone attraverso più livelli e su più piani; oltre ad informazioni tattili esso rende possibile toccare insieme (cum-tactum), sentire dentro e percepire intima vicinanza con l’altro (empatia).
Il contatto fisico è di vitale importanza in diversi ambiti della vita sociale, cognitiva e fisica e nello sviluppo del bambino e del neonato: le ricerche sui mammiferi dimostrano che qualora i cuccioli siano privati del contatto fisico della mamma (che può passare fino al 50% del tempo a leccare i suoi piccoli), la loro crescita fisica tende a rallentare, fino ad arrestarsi.
La stessa cosa sembra succeda anche ai neonati (in particolare nei pretermine): si è infatti visto come la mancanza di contatto rallenti la crescita ponderale.
Su queste basi dello sviluppo precoce dell’essere umano è evidente come il contatto fisico continua poi a giocare un ruolo fondamentale nell’adulto nelle relazioni affettive e amorose, nella dimostrazione della propria forza, nel calmare l’altro, nel giocare e mantenere la vicinanza tra bambino e chi se ne prende cura, etc.

Il tatto è il senso della reciprocità immediata, non si può toccare senza essere toccati; è l’unico senso che funziona in questo modo. “Quando prendete o carezzate la mano di qualcuno, la persona che viene toccata può sentire anche tutte le vostre emozioni, brutalità o dolcezza, sentimenti e intenzioni. è proprio questo che fa la ricchezza del senso del tatto, ma che ne spiega anche le sue resistenze” (Savatofski, 2009)
Il toccare è più di una stimolazione sensoriale: è comunicare con l’altro e diversi tipi di tocco possono trasmettere diverse emozioni (Hertenstein, 2002).
Se una persona è nervosa, o serena, oppure triste, lo si percepirà dal suo tono di voce, dalla sua espressione del viso, ma anche dal modo di essere toccati da lei. Il tocco assume, proprio come la voce, significati diversi sulla base delle sue caratteristiche (intensità o pressione, dove si è toccati, velocità, costanza e prevedibilità, temperatura, durata del contatto, ampiezza dell’area toccata, etc). il tocco assume, proprio come la voce, significati diversi sulla base delle sue caratteristiche (intensità o pressione, dove si è toccati, velocità, costanza e prevedibilità, temperatura, durata del contatto, ampiezza dell’area toccata, etc).

Esso diventa tanto più importante quanto più gli altri mezzi comunicativi (il parlare, la vista, l’udito, …) sono compromessi, non sviluppati, non conosciuti o momentaneamente non disponibili: è un modo fondamentale e insostituibile per entrare in relazione col neonato, coi bambini con disturbi dello spettro autistico, con gli anziani dementi, con i malati o semplicemente quando non troviamo le parole per esprimere ciò che proviamo.

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- Luca Leoncini

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