Si avvicina il periodo clou dell’anno: fra un paio di settimane saremo coinvolti in un tripudio di cibo, risate, musiche, baci, regali, alberi, luci e chi più ne ha più ne metta.
Sembra che abbiamo di fronte un periodo perfetto!

Tuttavia non sempre questa festa porta con sè, per tutti e a livello più profondo, il buon umore che le luci, il mercato degli acquisti, la pubblicità ci vorrebbero far credere!

Perchè? I motivi sono tanti, ma non è di questo che vorrei parlare.
Vorrei spostare l’attenzione su altro: e cioè sul fatto che chi è felice lo è ancor più nel periodo delle feste natalizie, ma chi è triste e solo lo è ancor più.

Sono tante le teorie sulla felicità e molte anche le ricerche che tentano di indagarne le cause e le qualità.
Oggi vi voglio proporre, a proposito di solitudine, questa bella e semplice conferenza fatta dal Prof. Robert Waldinger a TED (per chi ancora non conosce la piattaforma TED invito a visitarne il sito) dal titolo
What makes a good life? Lessons from the longest study on happiness” (Cosa fa si che una vita sia buona? Lezioni tratte dal più lungo studio sulla felicità).
Racconta di uno studio senza precedenti: The Harvard Study.
L’università di Harvard ha svolto la sua ricerca nell’arco di 75 anni (ancora in corso) provando a trovare la risposta definitiva alla domanda che da il titolo alla conferenza. Lo studio è iniziato nel 1938 monitorando la vita di 724 ragazzi di allora, che per metà frequentavano l’università di Harvard (che stavano bene economicamente) e per l’altra che vivevano nella periferia più difficile di Boston.
Ogni tot mesi è stata inviata a questo gruppo di partecipanti una serie di domande che facesse il punto della loro situazione, sia mentale che fisica ed emozionale. Le interviste erano incontri approfonditi nelle loro case con riprese video che testimoniavano la sincerità e l’intimità delle loro vite.

Mi limito a sintetizzare le 3 lezioni che i ricercatori hanno tratto dallo studio (sono descritte bene nel video che vi consiglio assolutamente di vedere, ma per i più pigri..).

Il titolo potrebbe essere: Le buone relazioni ci mantengono più felici e fisicamente più sani.
In che modo?

  1. Le connessioni sociali ci fanno molto bene e la solitudine “uccide” (letteralmente, a lungo andare).
    Le persone che sono socialmente più connesse alla famiglia, agli amici, alla comunità sono più felici, più sane fisicamente e vivono più a lungo. L’esperienza della solitudine è “tossica”: le persone isolate dagli altri più di quanto vorrebbero sono meno felici, meno sane e vivono una vita più breve.
  2. Non è solo il numero di amici che si ha o quanto si è connessi nella comunità ad essere importante, ma la qualità delle relazioni più strette.
    Vivere in buone relazioni calorose è un fattore protettivo, soprattutto nella vecchiaia.
  3. Le buone relazioni non proteggono solo il nostro corpo, ma anche il nostro cervello.
    Poter contare sull’altro di cui hanno bisogno contribuisce a mantenere una memoria più acuta.

Ecco allora che torniamo al nostro Natale.
Come dice il relatore del video, è una saggezza vecchia come il mondo (abbiamo scoperto l’acqua calda, diremmo noi), ma abbiamo dalla nostra le armi per stare meglio, per stare bene. Anche in questo periodo che così tanto ci impone di essere felici in maniera spesso falsa.
Quasi tutti noi abbiamo persone accanto, anche se fosse solo una: partiamo da lei, partiamo da loro e diamo il regalo più bello che possiamo ricevere. Il nostro bene, la nostra amicizia, la nostra gratitudine: stiamo insieme.
Non sarà perfetto, ci ricorderemo forse di chi non c’è, non c’è più, non c’è ancora, non c’è come vorremmo, dei torti subiti e di quelli fatti e di tante altre cose, ma sarà un Natale in cui potremmo cominciare, ricominciare o continuare a percorrere la nostra strada verso la felicità.
Insieme.

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- Luca Leoncini